Cnel: le procedure sono avviate e il rinnovo è in corsa ma l’arrivo è tutt’altro che scontato.

Dopo che il referendum del 4 dicembre scorso è stato bocciato,  anche se Matteo Renzi voleva cancellarlo, il CNEL sopravvive.  Sembra però che l’attuale Governo, presieduto da Paolo Gentiloni, invece, voglia fare una leggina per portare l’ente di villa Lubin verso una lenta eutanasia. A Palazzo Chigi vogliono chiudere velocemente il dossier Cnel, diventato per gli ultimi governi l’emblema degli enti  inutili, tanto che la riforma costituzionale bocciata ne prevedeva appunto l’abolizione.

Secondo il quotidiano lettera43 il CNEL sarebbe per Palazzo Chigi un dossier sempre più imbarazzante, soprattutto da quando i pochi componenti ancora in carica (22 su 64) avrebbero spinto il neopresidente Tiziano Treu a promuovere un contenzioso per ottenere gli emolumenti non elargiti negli ultimi tre anni con cui punterebbero ad ottenere  un risarcimento pari a circa 4 milioni di euro. La presidenza del Consiglio sarebbe quindi al lavoro per disinnescare il ricorso.

Nella leggina si dovrebbe chiarire il principio espresso nella Finanziaria del 2015 (principio che ha portato il ministero dell’Economia ad abrogare i compensi – 25 mila euro all’anno ai consiglieri, 45 mila euro ai vicepresidenti e al presidente 215 mila euro). In sostanza, verrà ripetuto che da organi consultivi come il Cnel non possono derivare oneri per lo Stato e dovrebbe essere ristretto il perimetro dell’ente.

Il governo Gentiloni vorrebbe mantenere per il CNEL  soltanto poche attività come l’archivio dei contratti e la verifica della rappresentatività delle parti sociali; decurtando  anche il numero dei componenti: da 64 si scenderebbe a 20 o 15, per i quali non sarebbe previsto alcun emolumento.

Ma non sarebbe ancora stato deciso in quale entrerà il testo provvedimento e non è esclusa la stessa manovrina.  Ma, anche se non è detta l’ultima parola,  per il sopravvissuto Cnel, dopo che la Camera ha di fatto bocciato la proposta di autoriforma arrivata proprio da villa Lubin,  il destino sembra comunque segnato. Noi, stante l’incertezza, nel frattempo abbiamo provveduto alle designazioni di rito.

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