Accordo collettivo quadro distacchi e permessi, aperto il tavolo negoziale.

Usae: le norme vanno aggiornate ma il sistema deve rimanere proporzionale.

Si è aperto oggi all’Aran il tavolo negoziale per il nuovo Accordo collettivo quadro per i  distacchi e i permessi sindacali. Come già saprete l’apertura di questa fase negoziale fa seguito alle rilevazioni dei dati associativi del 31.12.2014 ed alle votazioni delle RSU del marzo 2015 nonché  alla relativa individuazione delle organizzazioni e delle confederazioni maggiormente rappresentative nei nuovi comparti di contrattazione del Pubblico impiego. Un accordo, quello,  che è stato particolarmente ostico e che – anche a causa del blocco delle retribuzioni dei dipendenti  sancito dal collegato lavoro del 2010 – si è concluso solo dopo un confronto durato  ben sei anni.  Ma anche all’indomani dell’accordo elettorale sottoscritto  con la Ministra Madia dai confederali.  Come era prevedibile date le premesse illustrate, anche se la distribuzione delle prerogative dovrebbe essere una mera operazione matematica,  l’odierno tavolo negoziale,  ereditando nodi e questioni irrisolte  si presenta quindi assai complicato.  Vi sono sul tappeto questioni di metodo ma anche di merito. Fra le questioni di metodo vi è la composizione del tavolo, se questo debba essere unico o meno per i comparti e le relative aree dirigenziali  con l’eventuale articolazione degli accordi. Mentre nel merito le questioni aperte sono ovviamente legate, oltre che alla quantificazione, anche alla spendibilità delle prerogative ed alla flessibilità con cui le stesse potranno essere fruite.

Adamo Bonazzi, Segretario Generale Usae, nel suo intervento ha puntualizzato che : “questo accordo è anche l’occasione per fare chiarezza sulle distorsioni sul taglio delle prerogative implementate dal doppio effetto delle nome targate Madia e Brunetta e l’attuale sistema, oltre ad essere datato (l’impianto originale risale al 1998) si è rivelato inadeguato,  nella fase di controllo, a garantire tutte le parti ed è quindi finito per essere, al di là del contenuto delle norme, una palla al piede delle organizzazioni sindacali. Ciò non di meno la eventuale revisione non può essere l’occasione per fare “carne da macello” delle attuali norme, per rivederle cioè alterandone la proporzionalità a scapito delle organizzazioni più piccole (che peraltro sono quelle che hanno dimostrato di saper tenere meglio nel sistema) che vanno salvaguardate. Le Norme poi devono essere uguali per tutti e, quindi, il relativo accordo deve essere unico.”

La riunione, alla fine, pur essendosi protratta per oltre tre ore, si è ridotta al classico giro di tavolo in cui ogni confederazione ha illustrato la relativa posizione rinviando ad una successiva convocazione, prevedibile nel giro di una decina di giorni, la trattativa vera e propria.

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